La Teoria Queer perde Teresa de Lauretis, teorica politica dei corpi non conformi
Senza clamore abbiamo appreso della morte di Teresa de Lauretis, scrittrice e sociologa femminista italiana, bolognese di origine e da lungo tempo residente a San Francisco. Professoressa emerita di Storia della Coscienza all’università della California, laurea honoris causa in filosofia presso l’ateneo di Lund nel 2005, era stata tradotta in 14 lingue in tutto il mondo e i suoi scritti intrecciavano semiotica e teoria del cinema, femminismo e psicanalisi, lesbismo e fantascienza.
A darne notizia è stato il collettivo di Asterisco Edizioni che di recente aveva collaborato con lei per la riedizione di Soggetti Eccentrici – la cui prima edizione risale al 1999 per Feltrinelli – con introduzione e cura di Elia A.G. Arfini, Olivia Fiorilli e Goffredo Polizzi e, per la prima volta tradotto in italiano, il saggio Teoria Queer: sessualità lesbiche e gay. Un’introduzione, che prende spunto da un convegno organizzato da de Lauretis nel lontano 1990 all’università californiana di Santa Cruz e in cui, per la prima volta, viene usata l’espressione Teoria Queer.
E proprio da qui bisogna ripartire ancora oggi, in tempi di caccia alle streghe del gender e di crociate trans-escludenti, non solo per rimettere al centro il soggetto eccentrico dei femminismi e dei corpi non conformi, ma anche per ribadire che è necessario scardinare «la pretesa di far coincidere il piano biologico con l’“evidenza” del sesso dimostrando che è il genere a produrre il corpo e non il contrario: attraverso catene di segni e abitudini, il soggetto incorpora norme al punto di percepirle come “materiali”», affermano le curatrici, sulla scia di de Lauretis.
Bolognese d’origine era prof emerita di Storia della Coscienza in California
TEORIA QUEER NASCE, infatti, per andare oltre tutte le formule omologanti, non solo dal punto di vista lessicale e non essere schiacciate dal binarismo lesbica/gay (prima le donne, aggiunge con ironia de Lauretis accanto alla formula), ma anche per ribadire che l’omosessualità non è il semplice opposto di eterosessualità, né può essere intesa solo nell’ottica di una «forma di sessualità marginale», scrive l’autrice, ma deve essere considerata una teoria critica che tenga dentro tutte le differenze e che permetta una politica delle alleanze.
Accanto a una politica trasformativa dei corpi, come emerge dai saggi che compongono la raccolta Soggetti Eccentrici, in cui de Lauretis naviga fra fantascienza, filosofia, cinema e psicoanalisi per dimostrarci quanto la relazione fra corpo e genere non sia lineare, o in una dinamica di causa ed effetto, ma piuttosto sia il prodotto di quell’intreccio di abitudini, inclinazioni, desideri e financo fantasmi che oggi preferiamo chiamare «intersezionalità», tenendo dentro anche tutte le variabili socio-economiche e il contesto in cui i corpi si muovono, o vengono invece costretti, limitati, esclusi.
E rispetto all’esclusione, è con un certo effetto che si rileggono le pagine illuminanti in cui de Lauretis legge criticamente alcuni testi del pensiero della differenza in Italia negli anni Novanta, laddove ancora oggi si insiste nel dire che «la differenza sessuale è sempre e solo quella biologica tra uomo e donna».
Quasi che oltre 25 anni di pratiche queer dopo, si debba ancora ribadire, con de Lauretis, che una progettualità politica femminista non può non «tener conto, non solo delle differenze tra donne, ma anche delle costrizioni esterne e interne al soggetto, dei limiti dell’Io e delle necessità che lo sostengono, della produttività e insieme della refrattarietà del desiderio».
Affinché il desiderio femminista non cada nel tranello delle gabbie identitarie, le pratiche queer sono un tesoro prezioso da rilanciare e il pensiero di de Lauretis un patrimonio da preservare.
Pubblicato su Il Manifesto

