Barbara Bonomi Romagnoli | deep
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Le femministe vogliono fare pace con la Terra

Greta Thunberg, Vanessa Nakate, la rete che ha siglato il manifesto “Fare pace con la Terra – Un manifesto Ecofemminista per un futuro ecologico” dicono da tempo quello che dati e report continuano a confermare: l’impatto umano sulla terra ha costi altissimi. E Alexis Pauline Gumbs insegna a mettersi in ascolto dei mammiferi marini, per capire il nesso fra la loro estinzione e il colonialismo, di come il sistema capitalistico impatti sulla loro sopravvivenza e di quanto la loro capacità di stare in apnea diventa l’unica forma di resistenza. L’agenzia Onu...

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Più diritti, meno papi

Siamo esseri umani capaci di formazioni familiari differenti e di mutare le proprie concezioni su ciò che è normale, legittimo, positivo, nei rapporti tra i sessi e le generazioni. Inutile imporre un modello unico all’interno di una società

Potenza delle femministe

Potente. È l’aggettivo che più è risuonato nei commenti finali, o riparlandone poco dopo fra amiche, a chiusura della due giorni che si è tenuta a Firenze il 30 novembre e 1° dicembre scorso, dal titolo “Violenza e utopie”, con l’idea, come suggerito nell’invito dalle promotrici, che “se nell’oggi, infatti, il potere vuole costringere tutt* nello spazio soffocante della paura, impedendo sogni in avanti, emerge una speranza disubbidiente, che fa uscire dall’afasia suscitata dallo smarrimento per questo mondo in cui non si è scelto di vivere: le varie pratiche di...

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Il materalismo carnale che fa parlare i corpi sessuati

Intervista a Rosi Braidotti, sul suo libro «Il ricordo di un sogno»

Un romanzo, la cui protagonista è la storia di una famiglia sparsa per il mondo, dal Friuli all’Australia, ricostruita nell’avvicendarsi degli avvenimenti storici del Novecento con la S maiuscola, attraverso le voci delle donne che l’hanno attraversata: è questo il nuovo lavoro di Rosi Braidotti, filosofa femminista, Il ricordo di un sogno (Rizzoli 2024), un progetto iniziato negli anni Novanta, in un costante dialogo con sua mamma Bruna e con la possibilità di intervistare nonne e zie, finché erano in vita. Vicende che hanno segnato profondamente Braidotti, il suo modo di stare al mondo con uno sguardo che l’ha accompagnata in tutto il suo percorso di riflessione filosofica. Anche per questo dichiara: «Questa storia l’ho scritta con il cuore, dopo aver accettato di condividere il sogno di mia mamma; l’ho scritta con la mente, organizzando da ricercatrice metodica tutto il materiale d’archivio; ma l’ho scritta soprattutto con i piedi, tracciando un itinerario che si snoda attraverso mezzo mondo». E, aggiungiamo noi, attraverso differenti toni e linguaggi, ripresi da lettere, appunti, documenti, fotografie e sogni.

L’inferno delle giornaliste

Leggere l’indagine realizzata da Alice Facchini per il periodico indipendente di giornalismo d’inchiesta IrpiMedia dal titolo Come ti senti? – che per la prima volta in Italia approfondisce il tema della salute mentale delle persone che lavorano come freelance nel settore giornalistico, con un focus specifico sull’impatto delle molestie e delle discriminazioni di genere – ha due effetti immediati sul pubblico femminile.

Il primo è il sentimento di appartenenza: molte di quelle testimonianze appartengono anche a noi lettrici, indipendentemente dall’essere o meno giornaliste. In secondo luogo, a colpisce il fatto che solo il 37% delle giornaliste intervistate ritenga che le molestie siano un rischio per il proprio benessere psicologico, anche se la percentuale sale al 59% quando si parla di discriminazioni legate al genere.

Chi era Laura Conti, la pioniera dell’ecologismo che abbiamo dimenticato

  • con Marina Turi

Lo sguardo in prospettiva, al di là dell’immediato, sia nello spazio che nel tempo, e la scrittura divulgativa di una scienziata come Laura Conti è quello che oggi manca. Infatti Laura non c’è. È morta il 25 maggio del 1993. Se fosse ancora qui tra noi oggi avrebbe più di cento anni, essendo nata il 31 marzo del 1921, a Udine, qualche anno dopo la fine della prima guerra mondiale, da una famiglia costretta a cambiare più volte città: da Trieste a Verona e poi a Milano, perché il padre di Laura era un antifascista. Lei, figlia unica, di quegli anni aveva un ricordo limpido, come scriveva nei suoi manoscritti: “La mia divenne una famiglia che si opponeva al mondo, disperata e molto sola”.

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