Più diritti, meno papi
Siamo esseri umani capaci di formazioni familiari differenti e di mutare le proprie concezioni su ciò che è normale, legittimo, positivo, nei rapporti tra i sessi e le generazioni. Inutile imporre un modello unico all’interno di una società
Parafrasando la nostra amica Gertrude Stein, un papa è un papa è un papa.
Che si chiami Francesco o Leone, la sostanza non cambia, soprattutto per noi donne e per la comunità LGBTQIA+.
E, soprattutto, se ha studiato alla scuola di Sant’Agostino che adorava la madre, per la quale si decise alla conversione al Cristianesimo, e sosteneva che il primo naturale legame della società umana è quello fra uomo e donna. Ma Agostino era anche esaltato per la verginità a scapito del matrimonio, insistendo sul celibato dei chierici e le donne erano sì importanti nella sua dottrina, ma sempre come madri anche “spose” di Cristo. Peccato che pochi ricordano che da giovane Agostino ha avuto una concubina per tredici anni che gli diede persino un figlio, chiamato Adeodato, “dato da Dio”. Poi la compagna venne mollata da Agostino, sempre più convinto di voler intraprendere la carriera ecclesiastica al punto da sacrificare la madre del figlio sull’altare della castità, ma chissà che non sia successo altro che non sappiamo.
Sulla scia di questa scuola nella sua prima uscita pubblica con i diplomatici dei paesi accreditati con la Santa Sede, Leone XIV ha parlato della famiglia e l’ha definita “fondata sull’unione stabile tra uomo e donna”. Punto.
Allora, prima che inizi un bizzarro innamoramento anche per questo papa, ci piacerebbe ricordare sommessamente che “la famiglia naturale non esiste”, come illustra magistralmente la sociologa Chiara Saraceno, docente per decenni a Trento e Torino, in un libro intervista con Novella De Luca (Laterza, 2025), smontando tutte le verità vellitarie di ProVita&C.
Saraceno e De Luca ricostruiscono le battaglie necessarie per smontare questo concetto, dato per scontato e per universale nella cultura patriarcale e all’importanza dei movimenti femministi, di quello degli studenti e per i diritti civili nel decostruire la legittimità solo della coppia eterosessuale.
“L’esperienza storica e antropologica ci mostra che gli esseri umani sono capaci di formazioni familiari differenti e di mutare le proprie concezioni su ciò che è normale, legittimo, positivo, nei rapporti tra i sessi e le generazioni, più che imporre un modello unico all’interno di una società, sarebbe opportuno regolare il pluralismo familiare sulla base di principi di libertà, di rispetto della dignità di ciascuno, di protezione dei più piccoli e dei più fragili. Principi che non stanno in natura, ma sono il frutto di faticosi e spesso conflittuali cambiamenti culturali e nei rapporti di potere, tra istituzioni normative, ma anche tra uomini, donne e generazioni”: così Saraceno in un passaggio del testo, a ricordarci che le trasformazioni costano energie e risorse, ma che vale la pena spenderle.
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