Barbara Bonomi Romagnoli | Le femministe vogliono fare pace con la Terra
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Le femministe vogliono fare pace con la Terra

Greta Thunberg, Vanessa Nakate, la rete che ha siglato il manifesto “Fare pace con la Terra – Un manifesto Ecofemminista per un futuro ecologico” dicono da tempo quello che dati e report continuano a confermare: l’impatto umano sulla terra ha costi altissimi. E Alexis Pauline Gumbs insegna a mettersi in ascolto dei mammiferi marini, per capire il nesso fra la loro estinzione e il colonialismo, di come il sistema capitalistico impatti sulla loro sopravvivenza e di quanto la loro capacità di stare in apnea diventa l’unica forma di resistenza.

L’agenzia Onu per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile ha di recente lanciato un messaggio molto chiaro in un report dal titolo “Progress on the Sustainable Development Goals: The gender snapshot 2023”: se le tendenze economiche e sociali attuali continuano, entro il 2030 più di 340 milioni di donne e ragazze vivranno in condizioni di povertà estrema e quasi, una su quattro vivrà un’insicurezza alimentare moderata o grave. La crescente vulnerabilità causata dai cambiamenti climatici indotti dall’umanità peggiorerà questa prospettiva: ben 236 milioni di donne e ragazze in più si troveranno in condizioni di insicurezza alimentare nello scenario climatico peggiore.

A dirlo quindi non sono impavide femministe attempate o le giovani ribelli Thunberg o Nakate, ma una istituzione che non è particolarmente rivoluzionaria, che ha i dati per dirlo e che andrebbe ascoltata.

Così come dati ufficiali dell’Ipcc, il comitato sul cambiamento climatico dell’ONu, da tempo confermano che l’umanità produce la maggior parte di emissioni di CO2, quell’anidride carbonica che concorre ad alimentare il riscaldamento globale. Perché ne produciamo così tanta? Perché gli uomini più che le donne hanno costruito un sistema vita che ha necessità di produrre più del dovuto, consumare più di quello di cui avremmo bisogno, senza dare reale credito all’economia circolare del riuso e del riciclo.

I settori umani più inquinanti sono l’energia (34%), l’industria (24%), l’agricoltura (22%) e i trasporti (14%) (ICCP). E nell’agricoltura una fetta importante è quella degli allevamenti intensivi.

La collega Paola Arosio in un recente articolo su Repubblica scrive quanto può essere impattanteun’automobile in corsa, una bistecca al sangue, un volo prenotato senza pensarci due volte. La crisi climatica è anche una questione di genere, visto che gli uomini inquinano più delle donne. Lo dimostrano vari studi internazionali che collegano stili di vita, consumi, impatto ambientale, tracciando un gender gap che passa anche dalla tavola e dai trasporti”.

Per affermarlo cita lo studio del Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment di Londra nel quale si legge che su circa 15mila persone, le abitudini maschili generano in media 5,3 tonnellate di emissioni e quelle femminili 3,9, cioè il 26% in meno.

Già nel 2023 il Network Diverse women for diversity (DWD), con l’attivista e scienziata indiana Vandana Shiva, aveva lanciato il documento “Fare pace con la Terra” – Un manifesto Ecofemminista per un futuro ecologico” per diffondere le proposte di contadine, attiviste e scienziate e fra le varie proposte un uso consapevole del cibo, per una dieta che non dipendesse dall’agricoltura tossica industriale.

“Le soluzioni promosse dall’agroindustria di fronte al cambiamento climatico e per soddisfare il fabbisogno alimentare mondiale si basano essenzialmente su innovazioni tecnologiche, presentate come l’unica opzione possibile. Queste soluzioni tecnologiche sono il prodotto di una visione meccanicistica del mondo che vede la natura come materia inerte che può essere ingegnerizzata e manipolata per adattarsi ai nostri bisogni e favorire gli interessi e consolidare il controllo delle grandi aziende sul sistema alimentare”: scrivono le promotrici del manifesto  “Oggi, il movimento DWD dimostra che le donne sono ancora una volta all’avanguardia nella difesa della biodiversità, della libertà dei semi e della sovranità alimentare. Le donne attiviste, scienziate e studiose sono in prima linea nel dare forma a nuovi paradigmi scientifici ed economici. Le donne stanno rivendicando la sovranità delle sementi e costruendo la sicurezza alimentare in tutto il mondo”.

Ovviamente la notizia (non) è andata su tutti i telegiornali e prime pagine del mondo. Così come (non) è diventato un best seller la traduzione italiana di un testo originalissimo, prezioso nella sua capacità di farci cambiare completamente prospettiva nel guardare il mondo, con un approccio radicalmente ecologico e queer.

Si tratta di “Undrowned. Lezioni di femminismo nero dai mammiferi marini” [Timeo, 2023] della studiosa, poeta e attivista afrostatunitense Alexis Pauline Gumbs che racconta come mettersi in ascolto dei mammiferi marini, per capire il nesso fra la loro estinzione e il colonialismo, di come le loro ferite sono quelle delle popolazioni nere oppresse per secoli e di quanto la loro capacità di stare in apnea diventa l’unica forma di sopravvivenza alla furia onnipotente degli umani che attraversano i loro oceani.



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