L’8 marzo tutto l’anno. Contro le guerre, per la vita di tutte le stelle
Le mimose sono fiorite da tempo, da alcuni anni già a gennaio le si vede in fiore – ma che strano! – e i movimenti transfemministi di tutto il mondo scenderanno in piazza che potrebbero essere già sfiorite.
Leggi tutto: L’8 marzo tutto l’anno. Contro le guerre, per la vita di tutte le stelleSicuro le troveremo ammaccate dagli attacchi continui di chi, ovunque, vorrebbe riportare le donne in casa, le lesbiche nel silenzio, i gay anche, che sì lo sappiamo ma non lo diciamo dai tempi di Platone per non infastidire la santa famiglia, e attenzione alle donne trans che sono uomini mascherati per aggredirci tutte.
Il 2025 si è aperto sotto i peggiori cieli di Trump e di chi lo segue, che non sono pochi, con il racconto enfatico dell’informazione mainstream che non aiuta. Proviamo allora a fare un controcanto, perché la speranza è rivoluzionaria davvero se la si prende sul serio.
E potremmo iniziare con l’invito che arriva da Rosangela Pesenti, che scrive: “Mi auguro che dal 9 marzo voltiamo pagina e ci dedichiamo al modo di costringere il nostro paese alla smilitarizzazione. Prima di tutto meno armi. Mi auguro che le fabbriche di armi entrino in crisi, che i lavoratori e le lavoratrici di queste fabbriche boicottino la produzione e che il paese intero li aiuti a transitare verso altri lavori e i proprietari a dismettere la produzione. L’unico modo è che il governo non le acquisti e il parlamento voti un taglio consistente al finanziamento militare”. È difficile, è complicato, ma si può fare, lottiamo per questo. E le guerre che non fanno più notizia sono le peggiori, come ricorda Luisa Morgantini da Nablus, possiamo agire anche sul piano istituzionale, ascoltate la sua voce.
E poi proviamoci sì, con le nostre scelte quotidiane a boicottare il sistema capitalistico in cui viviamo e le voci in malafede che lanciano anatemi, lettere o incontri dove a parlare di femminismi arrivano maschi bianchi non si sa bene a che titolo – da Albinati a Ricolfi per fare solo i cognomi, giusto perché si sappia chi sarebbero gli esperti.
Boicottiamo il pari opportunismo femminista, che distingue fra donne biologiche e non, ma non accenna minimamente a distinguere fra donne emancipate progressiste e donne emancipate ma fasciste. Sosteniamo le reti indipendenti, meglio se di colleghe, come quella di Espulse, vogliono scrivere una nuova inchiesta sulle molestie sessuali e sugli abusi di potere nelle redazioni, hanno bisogno di aiuto per farlo.
È vero, lo dicemmo già nel 2013, scioperare non basta ma è sempre utile, magari non si riesce più a scendere in piazza in migliaia, oppure lo si fa senza lasciare un segno, ma scioperi bianchi se ne possono fare a migliaia: tante sottrazioni quotidiane da tutti i nostri lavori produttivi e riproduttivi, magari proprio quando non se lo aspettano. Lo possiamo fare, anche senza troppo clamore, come suggeriscono i versi di Nikita Hill: “Mai confondere il silenzio di lei per debolezza. Ricorda che a volte le stelle brillano, prima dell’arrivo di un uragano”.

